Trinità

Mag 30 2015

Trinità

Domenica 31 maggio 2015

Battezzate nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo (Mt 28,16-20).

Trinita

In quel tempo, gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro fissato. Quando lo videro, gli si prostrarono innanzi; essi però dubitavano. E Gesù, avvicinatosi, disse loro: “Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”.

 

Il mandato che Gesù risorto dà ai discepoli, prima di indicare l’istituzione di un sacramento, è soprattutto la consegna di uno stile di evangelizzazione. Il termine battezzare, calco di una parola greca, significa sostanzialmente immergere. Se traducessimo più correttamente in italiano, il comando di Gesù suonerebbe così: “immergete nel nome del Padre…”, cioè fate si che le persone che evangelizzate siano avvolte dalla realtà più profonda che è la Trinità: il nome, infatti, indica l’essenza di Dio e noi sappiamo che l’essenza di Dio è l’amore, come ci ricorda san Giovanni. Il fraintendimento di un testo del genere, che esorta i discepoli a far fare ai destinatari del vangelo l’esperienza dell’amore di Dio (ma come si fa ad amare Dio che non si vede se non si ama il fratello che vedo e che desidero evangelizzare, qualunque sia la sua condizione di vita?), è stato possibile quando il battesimo è passato dall’essere segno di una vita cambiata a etichetta di appartenenza e di identità, così da considerare dannato chiunque non fosse battezzato (Sant’Agostino insegna). In una lettura settaria il comando di Gesù diventa un invito a fare proseliti che poi, come direbbe Gesù stesso, rendiamo due volte degni della geenna. Questo perché i sacramenti non sono più concepiti come segni che indicano una realtà, ma come una sostituzione della realtà esistenziale con la virtualità del rito; lungo la storia si è insegnato che la fede si identifica con il rito, mentre la vita reale quotidiana rimane esclusa, profana. Solo tornando alla comprensione biblica dei sacramenti possiamo ricordare che la vera vita di fede è quella delle scelte quotidiane, quell’offerta del corpo, cioè le scelte morali, di cui parla Paolo nella lettera ai Romani. Gesù non ci ha comandato di sostituire i riti del tempio con i riti delle chiese, ma di accogliere Dio con le nostre scelte nei confronti dei nostri simili; in questa prospettiva i sacramenti sono la celebrazione simbolica di una vita secondo il vangelo, non la sostituzione di comodo, del difficile vivere, con parodie rituali.

Don Michele Tartaglia

Parroco Cattedrale Campobasso

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