Pentecoste

Mag 23 2015

Pentecoste

Domenica 24 maggio 2015

Vi annuncerà le cose future (Gv 15,26-27; 16,12-15).

pentecoste

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Quando verrà il Paraclito che io vi manderò dal Padre, lo Spirito di verità che procede dal Padre, egli mi renderà testimonianza; e anche voi mi renderete testimonianza, perché siete stati con me fin dal principio. Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve l’annunzierà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà del mio e ve l’annunzierà”.

 

Non c’è nulla di più moderno dello Spirito Santo. Questo ha detto Gesù ai suoi discepoli e questo ha compreso la comunità che ascoltava il vangelo di Giovanni. In questo vangelo, infatti, Gesù parla in modo diverso rispetto agli altri tre vangeli, perché diversi sono i problemi che affronta, il contesto culturale a cui appartengono i membri della comunità. Sarebbe stato del tutto sterile riferire le parole che Gesù aveva detto nelle campagne della Galilea a gente che abitava in città cosmopolite e meticce solo perché si era detto sempre così. Avere la pretesa che Gesù uomo avesse esaurito tutto quanto si poteva dire su Dio, significava aprire la strada al fondamentalismo, che nella storia religiosa in genere si presenta ogni volta che ci si rifugia nel passato per paura del presente e per mancanza di speranza nel futuro. Il vangelo di oggi dà il criterio per come deve essere la chiesa, la comunità di Gesù inabitata dallo Spirito: non un museo o un codice di leggi irrigidito su posizioni che appartengono al passato, ma un luogo dove si ha il coraggio di affrontare le sfide che la storia e l’evoluzione culturale umana man mano pongono. Lo Spirito è chiamato dal credo che si recita a messa “vivificante”, che dà la vita e mantiene in vita. Quando ci si sclerotizza su alcune posizioni in nome della tradizione o della natura, pensando di fare un servizio a Dio, non si fa latro che affermare la morte di un Dio e di una chiesa che sarebbero legati a una cultura, a una lingua, a un determinato momento storico. Gesù invece ha detto che sarà lo Spirito, come linfa vitale del corpo che è la chiesa, a rivelare la verità tutta intera che neppure Gesù, nella sua dimensione storica umana limitata a duemila anni fa, poteva dare a tutti gli uomini di tutti i tempi. Il fatto che gli apostoli a Pentecoste parlino e siano capiti in tutte le lingue, significa che sono infiniti i linguaggi e i modi di traduzione del vangelo, che è un organismo vivo, perché ha a che fare col Dio che ha inventato la vita. Guai a ridurre il vangelo a un insieme di tradizioni da difendere da un mondo che cambia: non solo non renderemmo un buon servizio, ma andremmo palesemente contro una parola che Gesù ha ispirato, attraverso lo Spirito, alla sua comunità che viveva in un altro tempo e che è, per noi cristiani che siamo venuti dopo, Parola di Dio.

Don Michele Tartaglia

Parroco Cattedrale Campobasso

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