Bosco Martese

Mar 2 2015

SECONDA GUERRA MONDIALE

70° GUERRA DI LIBERAZIONE

(1945-2015)

Monumento ai martiri di Sella Ciarelli (www.alpinicrognaleto.it)

Monumento ai martiri di Sella Ciarelli (www.alpinicrognaleto.it)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sintesi dell’evento:

“In montagna, gli antifascisti e gli ex prigionieri di guerra, al comando di un ufficiale dei Carabinieri combattono i Tedeschi riportando, in una battaglia in campo aperto, la prima vittoria della guerra di Liberazione.”

Località

Bosco Martese (o della Marte­sa), frazione del comune di Rocca Santa Maria, è una località sita a 40 chilometri da Teramo, posta a quota 1400 metri circa s.l.m., che prende il nome dal Borgo di Martese, immerso nel cuore dei Monti della Laga, nel territorio del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.

CRONOLOGIA

LUGLIO 1943

10 luglio, gli anglo–americani sbarcano in Sicilia;

25 luglio, caduta del fascismo. Arresto di Mussolini. Badoglio Capo del Governo.

AGOSTO 1943

2 agosto, viene sciolto il Partito Nazionale Fascista;

31 agosto, bombardamento della città di Pescara.

SETTEMBRE 1943

3 settembre, Cassibile, l’Italia firma il richiesto armistizio agli anglo-americani;

8 settembre, comunicazione via radio dell’armistizio;

9 settembre, il Re ed il Governo si imbarcano ad Ortona per Brindisi,

10 settembre, i tedeschi occupano Roma;

11 settembre, i tedeschi liberano sul Gran Sasso Mussolini;

14-17 settembre, bombardamento di Pescara;

18 settembre, nascita della RSI (Repubblica Sociale Italiana)

24-25 settembre, eccidio della Divisione Acqui.

ANTEFATTO

Il 12 settem­bre 1943, in Teramo, piazza Gari­baldi, veniva disarmata una colonna motocorazzata dell’Esercito tedesco che, proveniente da Foggia e diretta ad Ascoli Piceno, cominciava a risali­re la Penisola. L’azione, a se­guito della quale l’intera colonna si arrese e consegnò le armi, era condotta dal Capitano dei Carabinieri Reali Ettore Bianco, comandante della Compagnia dei Carabinieri Reali di Teramo. Successivamente, su ordine del Colonnello Leopoldo Scarienzi, comandante del 49° Reggimento di Artiglieria di stan­za a Teramo, il 17 settembre 1943 il Capita­no Bianco diramava l’ordine di ricon­segnare le armi ai soldati tedeschi, che riprendevano la loro marcia verso Ascoli Piceno.

Dopo quell’episodio, il Capitano d’Artiglieria Giovanni Lorenzini, l’unico ad opporsi all’ordine del Co­lonnello Scarienzi, dava l’ordine che uomini e mezzi alle sue dipendenze si dovevano trasferire nella località Ceppo di Bosco Martese del Comune di Rocca Santa Maria.

FATTO

Tra il 20 ed il 24 settembre 1943 gruppi di giovani di diversa tendenza politica, antifascisti e militari, si radunavano, con un armamento di fortuna, nella località Ceppo. A costoro si univano militari di varia nazionalità – Slavi, Inglesi, Canadesi, Australiani, Neozelandesi ecc. – fuggiti dai campi di prigionia delle zone limitrofe. A questi si aggiungevano le organizzate Bande Partigiane  “Rodomonti”, ”Ammazzalorso”, e “Partito d’Azione”,  che da poco avevano cominciato ad operare nella zona.

La guida effettiva delle opera­zioni del creatosi Gruppo di combattimento veniva assunta dal Capitano dei Carabinieri Reali Ettore Bianco, veterano della Campagna di Grecia, coadiuvato dal Capitano di Complemento dei Carabinieri Reali Carlo Ganger, in licenza di convalescenza in Teramo, e da altri Ufficiali ed alcuni esponenti politici, nonché dai Capi delle for­mazioni Partigiane Rodomonti e Ammazzalor­so.

L’evento del disarmo di una Unità tedesca provocava la immediata reazione del Comando Tedesco, che, il 25 settembre,  inviava dall’Aquila un contingente al comando del Maggiore Hartmann, il quale, giunto in Teramo, prelevava dalla propria  abitazione il Maggiore dei Carabinieri Reali Luigi Bologna, da poco smobilitato dal fronte di Albania, e durante la marcia di avvicinamento alla zona di concentramento delle Forze Partigiane catturava alcuni civili, che utilizzava come ostaggio.

I Tedeschi giunti nella località Bosco Martese cadevano, verso le ore tredici, nell’agguato mortale preparato dai Partigiani e dopo un’ora  di combattimento iniziavano la ritirata lasciando sul campo 57 morti,  numerosi feriti, 5 automezzi e lo stesso comandante del contingente il Maggiore Hartmann.

Dopo il combattimen­to, il Capitano Bianco, i comandanti delle formazioni Partigiane ed il Comandante dell’Unità militare ex prigionieri, ritenendo inevitabile una successiva azione da parte dei tedeschi e consapevoli della impossibilità di sostenere uno scontro frontale, prendevano la decisione di disperdersi in piccole bande partigiane per con­tinuare la lotta nelle Province di Teramo ed Ascoli Piceno.

Nel pomeriggio del 26 settembre 1943 i tedeschi tornati in forza cannoneggia­vano a lungo il Bosco Martese, ormai deserto in quanto abbandonato.

Tra il 26 e il 27 set­tembre cinque partigiani che avevano preso parte alla battaglia venivano catturati e subito fuci­lati dai tedeschi, altri (a riprova delle carenze organizzative), vagando per giorni nei boschi senza meta, riuscivano  a scampare alla cattura.

Alle ore 16,30 del 26 settembre , i tedeschi catturavano tre dei quattro Carabinieri Reali in servizio alla Caserma di Pascellata – Valle Castellaneta, che successivamente, insieme ad un militare Alpino ed un militare Neozelandese, in località Sella Ciarelli, per rappresaglia fucilavano.

RIFLESSIONI

Il combattimento di Bosco Martese è stato definito da Ferruccio Parri, Presidente del Consiglio dei Ministri (21/06-08/12 1945)  la «prima nostra battaglia in campo aperto» a cui «tutti i resistenti italiani rendono onore». Nonostante questo riconoscimento, nel dibattito pubblico nazionale la battaglia continua a essere dimenticata ed ignorata. Eppure è stato uno dei pochissimi scontri, all’indomani dell’Armistizio, dopo l’episodio di Porta San Paolo che fu resistenza soltanto dell’Esercito e che non fu vittorioso, che vide le Forze Partigiane sconfiggere le truppe tedesche.

(A cura del Gen. D. (r) Gianfranco Rastelli)

 

 

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